Pensionati italiani in Albania, ecco perché il Paese attira sempre di più

Con il Portogallo che ha annunciato l’intenzione di non concedere più esenzioni fiscali ai pensionati stranieri a partire dal 2024, c’è un’altra meta che sta diventando sempre più ambita. Si tratta dell’Albania, di cui molto si è parlato nel corso dell’estate. Il Paese della penisola balcanica desta interesse, in particolare, per la possibilità di avere il permesso di soggiorno in qualità di pensionato e di godere pienamente della propria pensione, in quanto non tassabile. Per capire meglio come funziona la vita dei pensionati italiani in Albania, quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi a cui si va incontro decidendo di trasferirsi nello Stato che affaccia sul Mare Adriatico e sul Mar Ionio, idealista/news ha contattato il presidente dell’Associazione Pensionati Albania (Apia), Carmine Iampietro. Ecco quanto illustrato.

Da quando l’Albania ha cominciato a suscitare interesse da parte di chi è andato in pensione?

“L’Albania è diventata appetibile da due anni, per il semplice motivo che precedentemente non esisteva la possibilità di avere il permesso di soggiorno in veste di pensionato. Come associazione, abbiamo proposto al governo albanese una nostra idea per avere il permesso di soggiorno dedicato ai pensionati e il 24 giugno 2021 il governo albanese ha approvato la nostra proposta di legge, che poi è diventata legge a tutti gli effetti”.

Come si è giunti alla proposta di legge?

“Tutto è partito nel 2016, quando ho fatto la domanda di detassazione perché avevo scoperto che tra l’Italia e l’Albania c’è una convenzione bilaterale, la convenzione numero 175, la quale dice che il cittadino paga le tasse nello Stato di residenza. Quindi, se vengo in Albania e decido di pagare le tasse nello Stato di residenza, questo vuol dire che la pensione deve essere percepita lorda e che le tasse devono essere pagate in Albania. Ho poi scoperto che in Albania le pensioni, non essendo considerate fonte di reddito dallo Stato albanese, non sono tassabili a tempo indeterminato. Questo è previsto da una legge costituzionale albanese. Il vantaggio è che non è possibile tassare le pensioni perché non sono considerate fonte di reddito, lo svantaggio è che se vado in banca e chiedo un mutuo per comprare casa portando a garanzia la mia pensione, la banca non può concedermi il mutuo perché per il sistema bancario la pensione non è fonte di reddito.

Facendomi forte di un diritto sancito dalla convenzione, sette anni fa ho dunque fatto domanda di detassazione all’Inps di Novara, la mia città. Per potermi dare la pensione, per tredici mesi l’Istituto mi ha richiesto il modulo EP-1 timbrato dalle autorità albanesi. A quel punto, sono riuscito ad arrivare al ministro delle Finanze albanese e al direttore dell’Ufficio Entrate albanesi, il quale mi ha spiegato che quel modulo non poteva essere timbrato perché emesso da un sostenuto di imposta.

Di conseguenza, mi sono rivolto a quello che allora era il direttore generale dei pensionati italiani all’estero e ho esposto l’intera situazione. Sono stati quindi mandati a Novara due ispettori per verificare che tutto quello da me raccontato corrispondesse al vero ed è stata poi emessa una circolare con la quale veniva affermato che sì, serviva il modulo EP-1 timbrato dalle autorità straniere, ma che era valido anche un documento equipollente, in particolare il documento che l’Ufficio Entrate albanesi mi poteva rilasciare, cioè la dichiarazione di fiscalità.

Ciò ha sbloccato la situazione e dal 2017, grazie a tutto questo lavoro, è   

                            possibile avere la pensione lorda in Albania.

Non contenti, tre anni dopo come associazione abbiamo fatto richiesta allo Stato albanese per avere il permesso di soggiorno come pensionati”.

Perché e da chi è stata creata l’Associazione Pensionati italiani in Albania?

L’Associazione, nata nel 2018, è stata creata con altri soggetti, con altri pensionati, proprio perché ci siamo accorti che avevamo risolto il problema della detassazione, ma non quello del permesso di soggiorno per i pensionati. Prima, infatti, un pensionato che voleva risiedere in Albania o si comprava una casa o si trovava un lavoro, dipendente o autonomo; diversamente non poteva stare in Albania.

Di conseguenza, ci siamo dati da fare e abbiamo presentato una proposta di legge volta a risolvere questa anomalia.

L’Associazione è stata creata a fine 2018 proprio per colmare un vuoto

                          legislativo che esisteva in Albania, dando la possibilità di recarsi nel Paese   

                          come pensionato e non più come lavoratore o proprietario di casa.

La nostra proposta di legge è stata accolta il 24 giugno 2021 ed è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale, diventando legge a tutti gli effetti il 18 ottobre 2021”.

Qual è oggi la finalità dell’Associazione?

“Lo scopo principale dell’Associazione è quello di far capire all’Italia, agli italiani e ai pensionati in particolare, il potenziale dell’Albania, cosa può offrire il Paese. Altro secondario scopo è quello di dare degli indirizzi, dei consigli. Se desidera, pagando una piccola quota annua, il pensionato che viene in Albania diventa nostro associato, potendo così usufruire di tutti i suggerimenti, del supporto e di tutte le convezioni legate all’Associazione”.

Albania

 

Perché trasferirsi in Albania da pensionati? Quali sono i vantaggi?

“Il costo della vita è decisamente più basso. Rispetto al Nord Italia, ad esempio, in Albania oggi come oggi il costo della vita è inferiore di circa il 40 per cento. Come detto in precedenza, è poi possibile percepire la pensione detassata, cioè lorda; questo vuol dire che, se in Italia un pensionato mediamente paga un 30% di tasse sulla propria pensione, venendo in Albania quel 30% rimane a beneficio del pensionato. Tutto ciò per quanto riguarda l’aspetto economico, che è prioritario, ma che non è l’unico vantaggio.

L’altro vantaggio è la tranquillità sociale. In Albania non esiste la microcriminalità. Nel Paese la vita è molto serena. C’è un forte senso di sicurezza. Naturalmente, ci sono ancora tante cose che devono essere migliorate, ma che stanno migliorando. Oggi la situazione è molto migliore rispetto a dieci anni fa. Poi c’è anche il tema della sanità. La sanità pubblica in Albania c’è, funziona, non è un’eccellenza, è paragonabile a una media sanità italiana, ma è a costo zero. L’unica cosa che lo Stato non dà sono le medicine, che sono tutte a pagamento, a meno che non si sia portatori di patologia. Altra cosa importante legata alla sanità è che in Albania ci sono ottime cliniche private a prezzi decisamente accettabili”.

Gli svantaggi invece?

“In Albania il senso civico non è ancora sviluppato nel modo in cui lo intendiamo noi. E la pulizia delle strade in tanti posti lascia ancora a desiderare. L’Albania non è la Svizzera, è una democrazia giovane, che sta crescendo. E come sta crescendo dal punto di vista economico, sta crescendo anche sotto l’aspetto del senso civico. Per chi è incuriosito, il mio consiglio è quello di recarsi nel Paese, trascorrervi una settimana/dieci giorni e poi valutare se può essere la meta adatta”.

Cosa serve per trasferirsi in Albania da pensionati?

“Servono due documenti che il pensionato deve avere dall’Italia: il casellario giudiziario generale e il cedolino della pensione.

Nella legge che lo Stato albanese ha approvato per i pensionati si chiede il    

           casellario giudiziario e si impone una pensione minima mensile di circa 1.000 euro.

Sotto tale cifra non è possibile ottenere il permesso di soggiorno per i pensionati”.

Albania

 

A suo avviso, perché si cerca un altro Paese in cui trasferirsi?

“In questo periodo, ho dai tre ai cinque contatti nuovi al giorno. Spesso da questi nuovi contatti sento dire che si vuole scappare dall’Italia e mi chiedo il perché. Si tratta di un desiderio, di un’esigenza, che è indipendente dal discorso economico. E questo, a mio avviso, deve preoccupare la politica italiana. Il pensionato che viene in Albania, con una pensione magari minima per l’Italia, si può permettere qualche sfizio, come ad esempio trascorrere una volta al mese, una volta ogni due mesi, una giornata in un bel centro benessere. Questo è il messaggio che voglio sottolineare, è la qualità della vita che è superiore”.

“In questo periodo, ho dai tre ai cinque contatti nuovi al giorno. Spesso da questi nuovi contatti sento dire che si vuole scappare dall’Italia e mi chiedo il perché. Si tratta di un desiderio, di un’esigenza, che è indipendente dal discorso economico. E questo, a mio avviso, deve preoccupare la politica italiana. Il pensionato che viene in Albania, con una pensione magari minima per l’Italia, si può permettere qualche sfizio, come ad esempio trascorrere una volta al mese, una volta ogni due mesi, una giornata in un bel centro benessere. Questo è il messaggio che voglio sottolineare, è la qualità della vita che è superiore”.

Autrice della intervista

Stefania Giudice
Stefania Giudice

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